domenica, 27 novembre 2005





CARTOLINE DAL COSMO / I



*
Una distanza assurda, a partire dal bacio,
una questua a mano monca, Roberta. Un volo
siderale di anni, un lancio irrevocabile, e siamo
al count-down senza commessi o spettatori, senza stagioni
né più calendari, per te che salpi. Ora ti disintegri
nel circolo dell’elica, nella frazione stabilita
del secondo, in un rutto del motore.


*
Il mare ci somministra un’ansia pulita, levità
della stuoia insabbiata, e della crema alla menta
che spalmo, come fossi un biscotto, sulla tua
schiena inarcata… Estensione, carità
della mano che mi riporta al viandante, al rimpatrio
con la ciabatta consunta se dormo, alla noce
di cocco spaccata per fame.


*
Il passante è una pedina gentile, cubetto
di carne in un giorno di sole: scorre sul piede
con movimento discreto, partecipa
al trasporto totale… Di là lo spruzzo, il sorriso,
la grazia dell’acqua rivela una statua, una fonte,
e il turista ch’è guidato dagli astri
ne gode alla vista. Ecco mi dici
“com’è chiaro il disegno, com’è dolce
l’acquario, per chi scruta da fuori”. E anch’io

vado, seguo una mia stella,
ma torno sempre stasera.


*
La mano traccia un arco loquace, tra l’asfalto
ed il platano, il finestrino inclinato e la pista
svanente, ad ali serrate. Saluta sé stessa
nell’atto di chiudersi o perdersi, muove
un’ombra assoluta.

Figura, figura che non dice più nulla,
prassi dell’esserci, vuoto
traslucido fino al riflesso. Così

questa cartolina dal cosmo.
E baci tanti. Oltreoceano.





[to R.][luglio-agosto 05]


postato da: Costase alle ore 19:37 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 19 novembre 2005










Leggendo Sereni. Nessuna luce con me da tunnel a tunnel
nei pressi di Enna mentre il pullman oscilla. E a ogni uscita
è un po’ evaporare con la testa le carte la nebbia

la bocca. Poco altro da esprimere (nulla di grave o lucente):
semplicemente che ho rasato i capelli, che li cresco nell’intimo
e mi somiglio accidenti a un uovo o un limone, una gigante

capocchia di spillo.






postato da: Costase alle ore 11:55 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 18 novembre 2005






SUB-SCRITTURE / III



[...] comunque l'avvicinamento alle forme del poema in prosa è dato dal fatto che il lettore deve indugiare a metter d'accordo l'occhio con l'orecchio, ponendo o inventando cesure nelle linee più lunghe; dopo di che il polimetro si rivela per quel che è: uno strumento che riesce a felpare e interiorizzare al massimo il suono senza peraltro portare al decorso totalmente orizzontale della prosa.



E.Montale, commentando V.Sereni







postato da: Costase alle ore 17:18 | Permalink | commenti
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