Tutto come se dovessi sgombrare. E ho toccato
ogni cosa come fosse l’ultima come certi volti nel sonno
spuntano dal fondo e nella voce
ho questa mano febbrile che s’agita, questa cravatta
marrone che mi consegna al mio ufficio. Del resto
eh si che uno zio mi diceva sempre di urlare, scuotendo
il pugno dopopranzo, pigiando il tabacco nella carta (io
che l’osservavo nel mio costume da zorro
senza maschera, lo spadino flessibile), e di dipingermi
un ruolo, cristo!, gonfiare almeno il petto. E sbattevo
appena le palpebre.




